Giusto ieri sera, mentre stavamo cenando, mi sono ritrovata a parlare con mio marito di una cosa che mi accompagna da sempre: la mia eterna difficoltà nel metabolizzare ciò che mi accade, sia quando è bello sia quando è brutto. È come se avessi un sistema interno che non funziona a scatti, ma a rallentatore. Una sorta di digestione emotiva lenta, lentissima, che non segue i tempi del mondo ma solo i miei.
Quando succede qualcosa di gioioso, entro in una specie di bolla luminosa: per almeno un paio di giorni rimango sospesa, quasi stordita da quella felicità improvvisa. Poi, piano piano, la bolla si sgonfia, si assottiglia, e la gioia si deposita sul fondo come una polvere leggera. Il bello, insomma, arriva, mi avvolge, mi entusiasma… ma ci mette un po’ a diventare parte di me.
Il negativo, invece, fa un percorso diverso: non si limita a passare, si incide. Quando qualcosa mi ferisce, mi turba o semplicemente mi destabilizza, sembra che nella mia memoria resti una piccola scalfittura, un graffio che non si rimargina subito. E lì l’assimilazione diventa ancora più lenta: il malessere rimane, si attacca, si ripresenta nei momenti più improbabili. Così mi ritrovo a convivere per giorni con quel ricordo che mi scombussola, che mi fa girare la testa, che mi appesantisce. E, fino a oggi, non sono ancora riuscita a trovare una strategia efficace per combattere questo ristagno emotivo che mi porto dietro come una valigia troppo piena.
Nel bel mezzo di questa mia riflessione, il caro maritino ha pensato bene di intervenire con una battuta affermando che meno male che invece il cibo l’ho sempre metabolizzato bene, perché altrimenti sarei una cicciona e non gli piacerei più.
Romantico, eh? Un vero poeta contemporaneo, un uomo che sa come sollevare il morale della moglie quando è già a terra. Se avevo bisogno di una spintarella finale per scivolare ancora più giù, lui me l’ha data con la grazia di un elefante su un trampolino.
E quindi, da oggi, oltre a dover gestire la mia lentezza emotiva, dovrò anche stare attenta a non esagerare col mangiare… non si sa mai che anche il mio metabolismo basale decida improvvisamente di scioperare e io mi ritrovi a dover affrontare un’altra tragedia: quella di non piacere più al mio romantico consorte.



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