Contraddizioni


A volte penso che siamo tutti un po’ contraddittori. Non è una colpa, è quasi una caratteristica di fabbrica. Io, per esempio, ne ho una collezione intera. Una l’avevo già raccontata tempo fa: detesto la guerra, la violenza, tutto ciò che è conflitto… e poi mi ritrovo a vestirmi in stile militare, con pantaloni o gonne cargo, anfibi e quell’aria un po’ “easy combat” che mi diverte. Già questo basterebbe per dire: ok, non sono proprio lineare.

Ma ce n’è un’altra che mi accompagna da quando ero ragazzina: l’amore per l’automobilismo e il motociclismo e quest’ultimo in special modo. Una passione che mi ha passato mio papà, quando guardavamo insieme le gare in TV. Era un rito, un momento nostro. E oggi, da adulta, quel rito è diventato un appuntamento condiviso con mio marito, che è appassionato più di me. Negli anni siamo andati più volte al Mugello e a Misano: il rumore delle moto, l’odore della pista, l’adrenalina che ti entra nelle ossa… è un mondo che ti prende.

Eppure, ogni volta che succede un incidente in gara, io mi spezzo. Mi si chiude lo stomaco, mi sale l’ansia, resto lì a cercare aggiornamenti finché non leggo che il pilota è fuori pericolo. E quando non va così, quando la notizia è più grave, mi porto addosso un peso che non so spiegare. È strano amare uno sport che ti fa tremare ogni volta che qualcosa va storto. È come se la passione e la paura convivessero nello stesso spazio, senza mai trovare un equilibrio.

E allora mi dico: forse le contraddizioni non sono un difetto, ma una parte di noi che non riusciamo a incasellare. Una frattura, sì, ma non una rottura: una linea che ci attraversa e ci rende più complessi.

Credo sia naturale che nessuno di noi sia un’identità unica, pulita, coerente. Siamo un miscuglio di cose che non sempre vanno d’accordo. Una specie di dialogo interno continuo: una parte che avanza, una che frena; una che si apre, una che si ritrae. C’è la versione ordinata di noi, quella che sappiamo raccontare agli altri… e poi c’è quella più selvaggia, che vive un po’ ai margini, che non si fa vedere ma c’è, eccome se c’è.

E tutto questo non è qualcosa da sistemare. Non è un problema da risolvere. È semplicemente umano. Quello che nascondiamo spesso dice più di noi di ciò che mostriamo. È la nostra ombra, e senza ombra non esiste luce.

Non siamo contraddizioni da eliminare, ma misteri che imparano a stare in piedi. La vita non ci chiede coerenza: ci chiede presenza. Ci chiede di restare dentro alle nostre tensioni senza volerle correggere a tutti i costi. Forse è proprio lì, in quella frattura, che la vita si mostra nella sua forma più vera.

Bisogna accettare che si possa amare e dubitare allo stesso tempo. Sentirsi pieni e vuoti. Voler restare e voler scappare. Essere luce e ombra nello stesso istante. Non è un errore: forse è la struttura stessa dell’esistenza.

Fotografia personale

Una risposta a “Contraddizioni”

  1. Lucida considerazione grazie

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