
Come ogni mese dedico questa giornata al ricordo del nostro amico Filippo.
La poesia che ho scelto per oggi direi che è piuttosto particolare ma nel leggere questi versi, quanto vi tornerà alla mente il suo essere, la sua essenza nel suo tipico stile poetico, la chiusa è piuttosto sconcertante… La poesia risale al 2 aprile 2021 e, personalmente, mi è molto cara e il motivo credo che lo possiate comprendere da soli…
Buona lettura
La sindone
Come posso amare te
se una te non c’è?
Sfilo un “eh”che ho tenuto da parte
per fartene dono,
mentre sono su Marte
con il maggiordomo.
A parte le inezie,
cospargo i sudari
di fragranti spezie
particole lisergiche,
minuzie.
Appretto
cieli su sfaceli
gozzoviglio
di piaceri, desideri
in un miscuglio
d’arcobalenici batteri.
Mister d’isterici giochi
al teporedi fiochi fuochi,
vessilli in fiamme
che ardiscono vuoti,
ordiscono trame
d’atavici guaiti
di cani alla fame.
La mia sindone
sarà una panchina.
copyright Filippo Fenara


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