Le bugie che ci raccontiamo

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Fotografia personale

Giorni addietro la mia amica mi raccontava una situazione che le era capitata.
E, come sempre, invece di incavolarsi per bene, se ne salta fuori con il solito “poverina, è fatta così…”.
In poche parole, per l’ennesima volta trovava una scusante per quell’atteggiamento un po’ sgarbato che aveva ricevuto.
Un portamento che, detta tra noi, avrebbe fatto arricciare il naso a chiunque.

La verità è che tra me e lei facciamo quasi a gara a chi trova più scuse per giustificare i comportamenti discutibili degli altri.
È come se avessimo un repertorio infinito di poverina, poverino, non voleva, non l’ha fatto apposta, è il suo carattere, è un periodo difficile.
Le tiriamo fuori una dopo l’altra, come figurine ripetute che continuiamo a scambiarci da anni.

E mentre lei parlava, mi è venuto spontaneo dirle che tutte queste scusanti, alla fine, sono solo delle belle e grandi bugie che raccontiamo a noi stesse.
Bugie comode, morbide, che ci permettono di continuare a vedere il prossimo con gli occhi foderati di prosciutto.
Perché, diciamocelo, non vogliamo proprio saperli “in un’altra maniera”: con il loro impasto vero, fatto anche di mancanze, limiti, egoismi, distrazioni, superficialità.

No, noi preferiamo raccontarci storie.
Preferiamo credere che quella parola brusca fosse solo stanchezza.
Che quel silenzio fosse solo timidezza.
Che quella mancanza di rispetto fosse solo un momento no.
E intanto la realtà ci passa accanto, ci sfiora, ci urta, ci dà qualche colpetto per farsi notare.

La realtà, poi, non è che abbia tutta questa pazienza.
Prima ci manda un segnale leggero, quasi educato.
Poi, se non capiamo, arriva un po’ più forte.
E quando proprio non vogliamo ascoltare, ci piomba addosso senza tanti complimenti.
E noi, invece di star ferme e guardarla in faccia, ci spostiamo appena più in là, con la solita scusa pronta, come se potesse servirci da scudo.

Peccato che il colpo, spesso, sia già arrivato.
E alcune volte arriva pure bello secco sul muso, senza preavviso.
E lì, in quel momento, ci rendiamo conto che tutte le nostre scuse non ci hanno protette da niente.
Anzi, ci hanno solo ritardato la presa di coscienza.

Forse è proprio questo il punto: non vogliamo vedere la verità perché ci fa paura.
Paura di perdere qualcuno, paura di cambiare, paura di ammettere che certe persone non sono come le avevamo immaginate.
E allora ci raccontiamo frottole, come se fossero coperte leggere da tirare su quando fa freddo.

Ma prima o poi arriva il momento in cui smettiamo di giustificare tutto e tutti.
Il momento in cui ci guardiamo allo specchio e diciamo: “Basta.”
E non perché diventiamo cattive o ciniche, ma perché finalmente scegliamo di non farci più male da sole.

44 risposte a “Le bugie che ci raccontiamo”

  1. Ottimo post e giusta decisione. Ci sono appena passata e costa molto attuarla.

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    1. Grazie Vict del tuo conforto, purtroppo di quel “basta” ne so qualcosa anch’io e comprendo quanto possa essere doloroso il dirselo. Buona serata un abbraccio 🥰

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  2. 🎀 Hai descritto bene quella posizione psicoemotiva paziente al limite della passivita’ ~ Credo che sia opportuno vitalizzare la pazienza con un po’ di sana indignazione, magari esprimendola con garbo e sincerita’ ~ Jung diceva: “Non bisogna raccontarsela”~ La realta’ e’ cosa da gestire … ~ Buona giornata cara Giusy!

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    1. Hai colto un aspetto importante. La pazienza è una qualità preziosa, ma quando si trasforma in un modo per rimandare continuamente il confronto con la realtà rischia di diventare una forma di immobilità. Credo anch’io che una sana indignazione, espressa con misura e autenticità, possa aiutarci a rimettere le cose nella giusta prospettiva. E la citazione di Jung si inserisce perfettamente in questo discorso: il primo passo è sempre evitare di raccontarci versioni troppo comode della realtà. Grazie per il tuo contributo e ti auguro una piacevole serata 🥀👏

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    1. …comprendo, ho scritto questo post proprio per esperienza diretta e vissuta… Grazie del passaggio, ti auguro una buona serata 🍂

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  3. L ho sempre attuata. Non sono una che scusa facilmente. Buona giornata Giusy 🌹

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    1. Eh bisogna imparare anche a saper dire basta ma soprattutto a noi stesse ogni volta che diamo delle attenuanti agli altri rinunciando a noi stessi. Grazie Emyly, ti auguro una piacevole serata 😘

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  4. Io non giustifico facilmente, ma non reagisco nemmeno. Più che altro “prendo nota”, mi segno mentalmente lo sgarbo ricevuto e ne tengo conto per il futuro. Non per vendicarmi, ma per sapere che da quella persona non devo aspettarmi più di tanto. Così ci si risparmiano delle delusioni.

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    1. Capisco bene ciò che intendi. Credo anch’io che ci sia una differenza tra il reagire impulsivamente e il ricordare. Tenere conto di certi comportamenti non per vendicarsi, ma per calibrare le proprie aspettative, permette spesso di evitare nuove delusioni e di guardare le persone per ciò che realmente sono. Grazie del tuo intervento, ti auguro una piacevole serata 💕

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      1. Grazie Giusy, buona serata anche a te

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  5. In alcune situazioni si può accettare e incassare, in altre no. Anche perché ho notato che se ne passi una, se ne approfittano e continuano.

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    1. Bravissima Lili quanto da te espresso purtroppo è un aspetto più che mai vero: una volta passata una contano che le passiamo tutte e invece no, è proprio qui che occorre dire quel basta a noi stesse anche se alcune volte può essere doloroso. Grazie del tuo passaggio, ti auguro una buona serata 🍁

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  6. Capita anche a me talvolta di chiudere un occhio su questa o quella cosa, innentandomi scuse assurde, solo perché non c’è la voglia di discutere o aprire contenziosi. Ma come si suol dire, quando il troppo è troppo, allora bisogna farsi sentire. Anche perché, poi succede che quando si è troppo buoni poi, la gente se ne approfitta. Inoltre quando taci per troppo tempo ma poi decidi di non farlo più passi pure per rompipalle. Buon pomeriggio Giusy!!

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    1. Personalmente chiudo un occhio anche due alle volte, ma poi quando mi rendo conto che non ne vale la pena non ci sto neppure a discutere diciamo, che prendo la giusta misura e non scuso più niente, lascio perdere proprio la persona perché a quel punto mi ha completamente delusa quindi per me, non ne vale neppure la pena di starci a discutere: tutto tempo e fiato sprecato quando ne ho già sprecato abbastanza per giustificare. Grazie Dany di avere espresso la tua opinione, ti auguro una piacevole serata 😊

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  7. Ad un certo punto ci si ritrova a dover scegliere per il nostro benessere. Quello che hai descritto è uno dei casi

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    1. Ben detto Vict, quel basta serve proprio per salvaguardare il nostro benessere. Grazie del conforto, ti auguro una buona serata 😊

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  8. Credo che il confine più difficile da riconoscere sia quello tra comprendere e giustificare. La comprensione è una virtù, ma quando diventa indulgenza perpetua verso chi ci ferisce, finisce per trasformarsi in una silenziosa forma di abbandono di noi stessi. Possiamo accogliere le fragilità altrui senza doverne sopportare le conseguenze. In fondo, la maturità non consiste nello smettere di comprendere gli altri, ma nell’imparare a non dimenticare noi stessi mentre lo facciamo.

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    1. Ciao Fra, hai colto un punto essenziale. Comprendere qualcuno non significa necessariamente assolverlo da tutto, né accettare qualsiasi conseguenza delle sue fragilità. A volte il rischio è proprio quello di trasformare la comprensione in una forma di silenziosa rinuncia a noi stessi. Credo anch’io che la vera maturità consista nel riuscire a tenere insieme entrambe le cose: lo sguardo aperto verso l’altro e la cura dei propri confini. Grazie per questa preziosa riflessione e, se la tua assenza fosse continuata, credo proprio che avrei finito per sentire la nostalgia dei tuoi commenti sempre profondi. Buona serata 😉

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  9. Hai descritto perfettamente quel meccanismo in cui per me è facilissimo cascare. Mi ha fatto riflettere che giustificare gli altri può essere solo un modo per proteggere noi stesse dal dolore di una delusione. Salutare allora quel “basta” davanti allo specchio. Bellissimo post.

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    1. Luisetta mia, mi ritrovo molto nelle tue parole. Credo anch’io che dietro certe giustificazioni si nasconda il tentativo di rendere meno dolorosa una delusione che facciamo fatica ad accettare e credo di averlo anche espresso sul post. Per questo, a volte, il “basta” più importante non è quello rivolto a chi ci ha ferito, ma quello che diciamo a noi stesse quando smettiamo di raccontarci una storia diversa dalla realtà. Grazie di cuore per il tuo contributo. Ormai buona serata con un affettuoso abbraccio 🥰❤️

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      1. Giusy carissima, t ringrazio di cuore per la tua dolcezza e per questa splendida sintonia.
        Ricambio l’abbraccio con immenso affetto e ti auguro una serena serata! 🥰❤️

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      2. Grazie sempre di tutto 💕

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  10. Sì, è come dici, Giusy. Giustificare sempre gli altri non è sinonimo di comprensione ma, più semplicemente, un meccanismo di difesa per proteggerci dalla realtà delle cose. Alla fine, però, riusciamo a produrre solo un risentimento strisciante e frustrante che ci fa del male. A volte è meglio sbottare con un sano e liberatorio “vaffa!” :-)

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    1. Difatti… Io difficilmente riesco a sbottare ma quando a me stessa dico quel basta, è un basta definitivi con l’altra persona della serie che finisco per non vederla neanche più quando mi è vicina, perdo la fiducia e questa è la Cisa peggiore poiché non gli crederò mai più neanche se mi rivestisse di oro. Ti ringrazio per il tuo passaggio, buona serata Paolo.

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  11. Meglio tardi che mai
    Buona serata

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    1. …si difatti è proprio il caso di dirlo. Ti auguro una piacevole serata.

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  12. a volte… si continuano a trovare… “scuse” perché non si ha il coraggio di accettare la diversità degli altri… si ha paura di perderli… di dire la nostra opinione o il nostro dissenso… ma alla fine… tutto viene a galla… e alcune volte è troppo tardi per poter ricucire o perdonare…
    buona serata Giusy… 😀🌌

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    1. Sì, le bugie che ci raccontiamo possono nascondere per un po’ la realtà, ma non cancellarla. E quando finalmente emerge, a volte scopriamo che il tempo per ricucire è diventato più fragile. Grazie per aver aggiunto questo tassello di verità. Buona serata a te Cinzia🌷

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  13. Il poverina lo uso raramente…per me poverina è una persona che si trova in situazioni precarie fisiche ed economiche.

    Per tutto il resto ho davanti persone che hanno pregi e difetti, come me. Dopo due atteggiamenti e conversazioni malevoli e senza senso giro alla larga: mi comporto come al tempo del covid distanza salutare e via …

    Il tempo insegna ad amarci di più.

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    1. Hai ragione, “poverina” richiama spesso una condizione concreta di fragilità. Io lo intendevo in un senso diverso: quella forma di scusare un po’ superficiale con cui a volte riduciamo una persona alle sue scelte, ai suoi errori o alle sue ferite che nuociino noi. Sul resto concordo molto: con il tempo si impara a proteggere meglio i propri confini e ad amare di più se stessi. Grazie per il tuo concetto, ti auguro un buon proseguimento di serata 🍂

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      1. Buona serata anche a te Giusy

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  14. … a tutto c’è un limite. A un certo punto non c’è più “poverino/a” che tenga.

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    1. …difatti Lucia e quel “basta” dwrro allo specchio, è esattamente quel limite che non è più possibile ignorare. Grazie del passaggio, ti auguro un buon pomeriggio 🍁

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  15. È colpa di un certo psicologismo che ci ha portati a cercare le cause/giustificazioni dietro ad ogni comportamento. Sarebbe arrivato il momento di cominciare ad assumersi le proprie responsabilità per l’oggi visto che il passato è passato. Buona giornata 😘

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    1. È vero, il rischio di usare il passato come giustificazione esiste. Credo però che guardare alle proprie fragilità e alle proprie storie non serva a scaricare responsabilità, ma a riconquistare libertà di scelta. In fondo, il passato è passato, ma ciò che ne comprendiamo oggi può fare la differenza. Grazie per il tuo interessante spunto. Buon pomeriggio Eletta 🍂

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  16. Ciao, dire basta è assolutamente necesario. Non è per nulla facile ma indispensabile per noi stessi. E’ negativo scusare sempre. Magari lo facciamo per amicizia, amore o simpatia ma veniamo solo presi in giro e non è giusto…buoni si ma fino a un certo punto.

    Bellissimo post :)

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    1. Ciao, hai centrato perfettamente il mood di quel “basta” ed è proprio il concetto esatto che a son di scusare sempre, veniamo soltanto presi in giro. Ti ringrazio per la tua bella e vera riflessione. Buon pomeriggio 🍁

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