Pablo Neruda è stato il primo poeta che mi ha avvicinata alla poesia: da giovanissima comprai una sua raccolta, la prima in assoluto che scelsi di mia iniziativa.
Naturalmente, all’epoca non sapevo nulla dell’amore — com’è normale a quell’età — se non ciò che intuivo in famiglia o nei piccoli romanzi estivi che leggevo. Eppure, conoscevo già bene il significato della passione, perché qualunque cosa facessi — a detta dei miei famigliari — la facevo con un trasporto istintivo, quasi viscerale. Forse è per questo che quei versi riuscivano comunque a darmi un’idea, seppur vaga, di cosa potesse essere l’amore.
Qualche giorno fa mi è ricapitata tra le mani proprio quella raccolta. Non che in tutti questi anni non l’avessi già riletta: è un libro che, a periodi alterni, torno a sfogliare con piacere. Ma questa volta è accaduto per caso, mentre cercavo un altro testo nella mia libreria.
L’ho lasciata sul tavolo e, la sera, ho riletto alcune prose, tra cui Il ramo rubato. Prima di parlarne, però, credo sia utile una breve premessa biografica per chi non conoscesse il contesto.
La poesia appartiene alla raccolta I versi del capitano, interamente dedicata a Matilde Urrutia, la donna che Neruda conobbe e amò durante il suo soggiorno nella splendida Capri. In quel periodo il poeta era ancora legato sentimentalmente a un’altra donna e decise di pubblicare quei testi in forma anonima, per non ferirla prima della separazione ufficiale e per proteggere la nascita di quel nuovo, incontenibile sentimento.
Non a caso Il ramo rubato celebra l’amore come principio di libertà e felicità, contro ogni preclusione. È un concentrato di tenerezza, sensualità e ribellione. Dietro la delicatezza dei versi si nasconde una storia clandestina e tormentata, che ha trasformato questa poesia in un simbolo eterno degli amori impossibili.
Questi versi parlano dell’amore come forza suprema dell’universo e riscatta tutti quei legami che — per ragioni sociali, morali o personali — devono restare nascosti, protetti dal silenzio e dall’ombra. La vedo anche come un omaggio ideale a Romeo e Giulietta, Elena e Paride, Paolo e Francesca, e a tutti gli amori che la società ha ostacolato in ogni modo.
Non mi resta che augurarvi una buona lettura e un sereno fine settimana. by Giusy
Il ramo rubato di Pablo Neruda
Nella notte entreremo
a rubare
un ramo fiorito.
Passeremo il muro,
nelle tenebre del giardino altrui,
due ombre nell’ombra.
Ancora non se n’è andato l’inverno,
e il melo appare
trasformato d’improvviso
in cascata di stelle odorose.
Nella notte entreremo
fino al suo tremulo firmamento,
e le tue piccole mani e le mie
ruberanno le stelle.
E cautamente
nella nostra casa,
nella notte e nell’ombra,
entrerà con i tuoi passi
il silenzioso passo del profumo
e con i piedi stellati
il corpo chiaro della Primavera.



Lascia un commento