Quando il peso non è nel corpo…


Ci sono giorni in cui mi sento talmente piena, gonfia, quasi tesa da scoppiare, che mi sembra di ruzzolare invece di camminare. E allora, come una sciocca, ci casco di nuovo: salgo sulla bilancia per vedere se sono ingrassata. Ogni volta scopro che non è così, non ho preso neppure un etto. E ogniqualvolta mi rendo conto che quel “peso” che sento dentro, quella massa che mi appesantisce fino a farmi percepire il mio corpo come estraneo, non ha nulla a che vedere con il grasso corporeo. È tutto ciò che mi accade intorno e dentro: responsabilità, doveri, richieste, ascolti, imprevisti, pensieri che non si fermano mai.

A questo si aggiunge il mondo, con il suo rumore continuo… dove nulla mi appartiene e non serve che stia a specificare, quotidianamente è sotto gli occhi di tutti noi! A volte mi sembra di essere al centro di un terreno che frana da ogni lato e mi assale la consapevolezza che prima o poi quelle frane diventeranno voragini. E in una di quelle, temo, finirò risucchiata anch’io.

In quei momenti vorrei solo sparire per un po’, eclissarmi da tutto e da tutti, vivere sola sul cucuzzolo di una montagna dove nessuno mi chiama, nessuno mi chiede, nessuno pretende. E allora capisco la mia amica, quando siamo entrambe gonfie — non nel corpo ma nell’anima — e lei mi confida: “Se questa è vita, sarebbe stato meglio non nascere”.

Io, per alleggerire, le sorrido e le dico: “Dai, S… non esageriamo.” Ma la verità è che, quando ci ripenso da sola, mi viene quasi da darle ragione. Non perché sia una bestemmia contro la vita, ma perché è una constatazione sincera di quanto a volte ciò che ci circonda non aiuti affatto a risollevarci il morale. È come se vivessimo immerse in qualcosa che ci tira giù, e noi, pur nuotando, restiamo sempre un po’ sott’acqua.

Eppure, in mezzo a tutto questo, c’è anche una forma di lucidità: riconoscere che quel peso non è nostro, non è del corpo, non è colpa nostra. È un accumulo di mondo, di attese, di ruoli, di responsabilità che spesso superano la nostra capacità di contenerle. E forse il primo passo per respirare è proprio questo: distinguere ciò che ci appartiene da ciò che ci è stato messo addosso.

Realizzazione grafica personale

10 risposte a “Quando il peso non è nel corpo…”

  1. Bella realizzazione grafica, complimenti! E grazie anche per avere reso concreto uno stato d’animo che mi sento di condividere in toto. Alle volte penso che siamo pieni di cose, di troppe cose: beni di consumo in tutti i sensi.
    Buona giornata 🌹

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  2. Ultimamente accade a tanti ciò che hai scritto. Si è gravati con tante cose…
    Ma come dico sempre, bisogna ritagliarsi momenti solo per noi stessi. Una passeggiata in un parco di solito è rigenerante. La natura riporta sempre grande sollievo…

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  3. Spesso mi sento gonfio. È il corpo che mi dice di allentare la tensione. Di vivere meglio.

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  4. Al peso delle responsabilità personali, si aggiunge il peso della situazione mondiale, che comunque ci riguarda tutti, anche se non vogliamo. A volte penso con invidia all’infanzia, quando era tanto più facile essere felici e spensierati. E vorrei un pomeriggio come quello che passavo al parco giochi, senza un pensiero al mondo, e con la sicurezza data dalla presenza di mamma e papà, che risolvevano tutto…

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  5. Ciao Giusy. Comprendo il tuo stato d’animo, a me succede di sentire non il corpo, ma la mente pesante e incapace di mettere insieme ragionamenti validi. Per sopravvivere faccio movimento, vado a camminare e adesso anche in palstre. Dopo un po’ di attività fisica mi sento meglio. So che con il lavoro e la famiglia è difficile rtagliarsi qualche momente per “sgonfiarsi”, però è necessario farlo. Ti abbraccio. <3

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  6. Ci sono giorni che se potessi non mi alzerei dal letto e non uscirei di casa. Perciò ti capisco perfettamente.

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  7. Questa è la matassa: distinguere ciò che ci appartiene, ed aggiungo –cio che siamo– da ciò che ci è stato messo addosso, cara Giusy 🫂🍉

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  8. Assolutamente d’accordo.
    Questo è uno dei motivi per i miei micro viaggi a volte dentro e spesso fuori da me.
    Ti abbraccio 🤗

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  9. Più d’una volta ho desiderato, anche in gioventù, di vivere in un Eremo in montagna, da sola con la compagnia del silenzio.
    Ancora, ogni tanto, mi torna quel pensiero.

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  10. Io, anche per problemi familiari, ho iniziato a “staccarmi” emotivamente dal mondo circostante.Può non essere bello, ma è una forma di autodifesa: io non posso subire le ansie di un mondo che va a rotoli.Per cui limito al massimo il mio coinvolgimento emotivo per tutto ciò che prima invece vivevo direttamente, fosse solo una riunione condominiale, o le notizie di una guerra in TV.Non è apatia, occhio. E’ solo sopravvivenza mentale.

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