Ci sono giorni in cui mi sento talmente piena, gonfia, quasi tesa da scoppiare, che mi sembra di ruzzolare invece di camminare. E allora, come una sciocca, ci casco di nuovo: salgo sulla bilancia per vedere se sono ingrassata. Ogni volta scopro che non è così, non ho preso neppure un etto. E ogniqualvolta mi rendo conto che quel “peso” che sento dentro, quella massa che mi appesantisce fino a farmi percepire il mio corpo come estraneo, non ha nulla a che vedere con il grasso corporeo. È tutto ciò che mi accade intorno e dentro: responsabilità, doveri, richieste, ascolti, imprevisti, pensieri che non si fermano mai.
A questo si aggiunge il mondo, con il suo rumore continuo… dove nulla mi appartiene e non serve che stia a specificare, quotidianamente è sotto gli occhi di tutti noi! A volte mi sembra di essere al centro di un terreno che frana da ogni lato e mi assale la consapevolezza che prima o poi quelle frane diventeranno voragini. E in una di quelle, temo, finirò risucchiata anch’io.
In quei momenti vorrei solo sparire per un po’, eclissarmi da tutto e da tutti, vivere sola sul cucuzzolo di una montagna dove nessuno mi chiama, nessuno mi chiede, nessuno pretende. E allora capisco la mia amica, quando siamo entrambe gonfie — non nel corpo ma nell’anima — e lei mi confida: “Se questa è vita, sarebbe stato meglio non nascere”.
Io, per alleggerire, le sorrido e le dico: “Dai, S… non esageriamo.” Ma la verità è che, quando ci ripenso da sola, mi viene quasi da darle ragione. Non perché sia una bestemmia contro la vita, ma perché è una constatazione sincera di quanto a volte ciò che ci circonda non aiuti affatto a risollevarci il morale. È come se vivessimo immerse in qualcosa che ci tira giù, e noi, pur nuotando, restiamo sempre un po’ sott’acqua.
Eppure, in mezzo a tutto questo, c’è anche una forma di lucidità: riconoscere che quel peso non è nostro, non è del corpo, non è colpa nostra. È un accumulo di mondo, di attese, di ruoli, di responsabilità che spesso superano la nostra capacità di contenerle. E forse il primo passo per respirare è proprio questo: distinguere ciò che ci appartiene da ciò che ci è stato messo addosso.



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