Qualche sera fa, parlando con mio marito, mi è sfuggita un’esternazione che, subito dopo averla pronunciata, ho riconosciuto come la stessa frase che mia mamma ripeteva quando, da bambina piuttosto discola, le procuravo giornate di stress.
La frase era questa: “Adesso basta, lasciatemi tutti stare.“
Come dicevo, qualche sera fa, dopo una giornata di lavoro in cui tutti mi chiamavano da ogni parte e il telefono del mio ufficio non smetteva di squillare, mi sono ritrovata a correre dietro alle richieste altrui senza riuscire a portare avanti il mio lavoro. Ogni volta venivo interrotta per un motivo o per un altro, e quando finalmente sono uscita dall’ufficio avevo i capelli dritti come il pelo di un istrice e un’umore nero: il giorno dopo avrei dovuto consegnare al cliente un lavoro che non ero riuscita a completare.
Arrivata a casa, come al solito ho preparato la cena, rassettato e fatto tutto il resto. Dopo cena, però, mi sono rimessa al lavoro per completare la presentazione da consegnare l’indomani mattina. A volte capita anche questo: dover lavorare di sera. Fortunatamente gran parte era già pronta, ma, essendo io piuttosto pignola, ho finito per dedicarvi più di un’ora e mezza e così addio, a quella che speravo fosse una serata tranquilla.
Quando finalmente ero pronta a salire nel mio studio, mi sono rivolta a mio marito dicendo proprio: “Adesso basta, lasciatemi tutti stare.” Credo persino di aver usato la stessa enfasi di mia madre.
Lui, un po’ sorpreso, mi ha risposto: “Lo dici a me? E chi ti cerca?”
Solo allora mi sono resa conto che quella frase era tipica di mia mamma quando arrivava al limite e aveva bisogno di tregua. Tanto che mia nonna, sua madre, mi diceva: “Adesso, se continui ancora un po’, finisce male. Vieni qui, siediti accanto a me e sfoglia uno dei tuoi giornalini.”
All’improvviso mi è tornato tutto alla memoria, vivido come se fosse ieri, anche se avevo appena sette, forse otto anni.
Mentre salivo le scale per raggiungere il mio studio sorridevo a quel ricordo. Ma ciò che mi ha fatto sorridere di più è stato rendermi conto di aver pronunciato, per la prima volta, quella dichiarazione di mia mamma. Chissà cosa sia scattato in me proprio l’altra sera…



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