
Nell’ultimo post vi ho raccontato del lungo weekend trascorso a Sarzana, ospite della mia amica. Ma ho omesso un dettaglio che merita un posto speciale.
Dopo anni sì, anni, appena varcata la soglia di casa sua, la mia amica mi è saltata al collo, abbracciandomi con quella spontaneità che da sempre la contraddistingue. Anch’io, felicissima di poterla riabbracciare alla faccia del Covid, mi sono lasciata travolgere da quell’emozione. Che bella sensazione! E devo ammettere che in quel lungo abbraccio ci siamo anche un po’ trastullate: tra la gioia di rivederci, il tempo trascorso lontane—Pasqua era stata l’ultima volta nelle mie zone native—e questa estate che chiamano di rinascita, un vero e sincero abbraccio era proprio quello che ci voleva. Ci ha davvero emozionate entrambe. Quando ci siamo finalmente staccate, avevamo gli occhi lucidi, e guardandoci… siamo scoppiate a ridere! Succede sempre così, ogni volta che ci commuoviamo insieme.
In quell’istante ho realizzato quanto mi fossero mancati questi nostri incontri ravvicinati, da quando lo spettro del Covid incombeva sulle nostre vite.
Non sono mai stata una persona particolarmente incline agli abbracci: mi è sempre venuto più spontaneo dare un bacio che stringere qualcuno. A parte, ovviamente, con le mie tre amiche di sempre—ci siamo sempre abbracciate e baciate ogni volta che ci incontravamo. E la stessa eccezione, fin dai tempi non sospetti, valeva per mia zia: con lei l’abbraccio era sempre spontaneo, sia quando arrivavo che quando ripartivo.
A pensarci bene, di quante gioie ci ha privato il virus? L’abbraccio è una di quelle. Un gesto così semplice, ma così potente, che per troppo tempo abbiamo dovuto sacrificare.
Ora che siamo in questa estate della rinascita, avete ripreso ad abbracciare le persone a voi care? Oppure nutrite ancora e forse giustamente qualche remora?


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