È proprio così: se ci ripenso mi prende una sincope. L’altra mattina, come ogni volta che devo andare in ufficio a Parma, sono uscita con l’auto dal garage, mi sono immessa in strada, ho attraversato il mio paese e ricordo di aver salutato un conoscente mentre passavo. Poi, a un certo punto, senza neppure essermene accorta, mi sono ritrovata in città, alla rotatoria dove devo svoltare per prendere la tangenziale che mi porta diretta al piazzale dove parcheggio e sopra c’è l’ufficio.
Ebbene sì: non chiedetemi come e perché, ma non mi sono resa conto di essere già arrivata in città. In pratica ho percorso circa venti chilometri guidando senza accorgermene.
Se ripercorro mentalmente la strada che ho fatto — quella che faccio abitualmente — non ricordo assolutamente nulla, neppure l’unico semaforo che incontro strada facendo. L’ultimo ricordo è il saluto a quel conoscente in paese; da lì, nebbia totale. Non saprei neppure dire se fossi sovrappensiero o a cosa stessi pensando. Quando sono sopraggiunta alla rotatoria e mi sono fermata allo stop, tra me e me ho detto: “Ma come, sono già qui a Parma?”
Se ci ripenso, altro che sincope! A onor di cronaca, non sono nuova a queste… chiamiamole assenze. Altre volte, per pochissimi minuti, mi è già accaduto mentre ero alla guida: quelle volte in cui, rientrando dall’ufficio, invece di percorrere la solita provinciale mi immetto nelle stradine di campagna, passando dall’interno semplicemente per cambiare percorso, altrimenti è sempre la solita monotonia. Ma in quelle occasioni — e non sempre — se anche mi sono “assentata”, innanzitutto sono stradine secondarie, prive di traffico, e poi per un brevissimo tratto.
Questa volta invece ho percorso “assorta” una strada trafficata, e non per un breve tratto, ma — come detto sopra — per ben venti chilometri.
Il solo pensiero mi spaventa, e non poco, considerando tutti i pericoli che potevano essere in agguato su una strada piuttosto movimentata e piena di curve. Volontariamente non sarei mai riuscita a fare una cosa del genere, né mi passerebbe mai per l’anticamera del cervello di farlo: è una di quelle “cose” che accadono, non avvengono a comando, non dipendono dalla mia volontà.
E’ piuttosto come una stanza senza porte, in cui entro senza accorgermene. Non è buia, non è spaventosa: è una stanza sospesa, dove il tempo si ferma e la mente si siede un attimo, come se dicesse:
“Aspetta devo respirare”
Però possibile mai che accada sempre e soltanto quando sono alla guida? In tutte le altre occasioni può capitare che sono sovrappensiero ma mai così assente.



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