Delusioni…


Con l’esperienza mi sono resa conto che spesso e volentieri faccia — oserei dire — più male un qualcosa che non si è avverato di quanto invece ne possa fare una vera perdita rivolta a una qualsiasi situazione.

Quando c’è una perdita effettiva, seppur con rammarico, gli si riesce a dare una forma, una collocazione, un contorno preciso. La si può nominare, riconoscere, affrontare. È un dolore che, pur nella sua durezza, ha un volto. Mentre invece, quando si rimane delusi per un qualcosa che ci si aspettava che fosse e non è accaduto, lì nasce quella sofferenza dettata dallo sconforto perché non si sta lasciando andare qualcosa che è successo, ma qualcosa che avrebbe potuto esistere e non ha mai trovato la sua realizzazione: una possibilità, un’idea che a un certo punto si credeva potesse diventare come noi immaginavamo e credevamo.

Il disinganno ha una natura più sottile e più insidiosa: non si presenta mai in modo diretto, non arriva con un annuncio chiaro. Si insinua. È un malessere che non ha corpo, che non ha un evento preciso a cui appoggiarsi. È un vuoto che rimane aperto, perché ciò che non si realizza non muore davvero, resta sospeso. E ciò che resta sospeso, non smette di richiamare.

Tutto quello che non si realizza lascia sempre un amaro in bocca; spesse volte è una vera e propria ferita che rimane nella nostra memoria senza una conclusione, non c’è un punto esatto che possa dire “finito”. C’è piuttosto una lenta erosione, in cui tutto perde spessore senza smarrire il suo significato. È come un’onda che continua a tornare, anche quando pensiamo che il mare si sia calmato.

La delusione, poi, ha un’altra caratteristica crudele:

mette in discussionea la nostra capacità di giudizio

la nostra fiducia

la nostra percezione.

Ci fa domandare se abbiamo visto troppo

creduto troppo

sperato troppo.

Ci lascia con la sensazione di aver investito energie emotive in un terreno che non ha mai dato frutto. E ciò genera un senso di smarrimento che non appartiene alle perdite reali, ma solo alle possibilità mancate.

È questo il vero dolore.

Un qualcosa che si percepisce più di una ovvia sconfitta, perché è davvero difficile riuscire a chiudere quello che non si è mai veramente aperto.

Non c’è una porta da chiudere

non c’è un capitolo da voltare

non c’è un gesto simbolico che possa sancire la fine.

Si resta lì, con un pugno di aria, cercando di lasciar andare ciò che non ha mai avuto consistenza.

Ci si rende conto quanto non sia facile il cercare di lasciare andare quello che non è mai esistito per davvero. Perché ciò che non è esistito, paradossalmente, continua a vivere nella nostra immaginazione:

nella versione ideale che avevamo costruito

nelle aspettative che avevamo nutrito

nelle proiezioni che avevano preso forma dentro di noi.

Ed è lì che compare il dispiacere: nell’idea di quanto non lo era, in tutto quello che si immaginava, in tutto quello che per un attimo lo credevamo possibile. È un’amarezza che nasce dall’immaginazione, non dalla realtà. E forse proprio per questo fa più male: perché non possiamo confutarlo, non possiamo correggerlo, non possiamo riscriverlo. Possiamo solo accettare che ciò che non è stato, non sarà.

Fotografia personale

14 risposte a “Delusioni…”

    1. Grazie di cuore, sono felice che il messaggio sia arrivato nel modo giusto. Buon pomeriggio 🪷

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  1. Le delusioni sono tante nella vita, importante è archiviare e andare avanti…

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    1. Ciao Emyly, si purtroppo le delusioni nella vita sono molti itepluci e occorre farsene una ragione e andare avanti. Buon pomeriggio 😘

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  2. Buongiorno Giusy. Se ci siamo autoillusi, dobbiamo imparare a gestire i nostri desideri. ;-)

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    1. È vero: spesso non sono i desideri in sé a crearci problemi, ma il modo in cui le circostanze sembrano allinearsi a essi, quasi a suggerirci che ciò che immaginiamo stia davvero per prendere forma. È in quella convergenza apparente che nasce l’autoillusione. Imparare a riconoscere questi incastri — e a non scambiarli per segnali — è forse il passo più difficile, ma anche quello che ci restituisce lucidità. Grazie Nadir della tua riflessione, ti auguro un buon proseguimento di giornata 😘

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      1. Grazie Giusy, buon pomeriggio. :-D

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  3. Hai dato un nome a uno dei dolori più difficili da spiegare: il lutto per ciò che non è mai nato.

    Una perdita reale possiede un prima e un dopo… una possibilità mancata, invece, continua ad abitare una dimensione senza tempo, perché l’immaginazione non conosce sepolture. Conserva intatto ciò che la realtà non ha mai potuto consumare.

    È profondamente vero ciò che scrivi…non si soffre soltanto per ciò che è venuto meno, ma anche per la persona che saremmo diventati se quella promessa, quell’attesa, quella traiettoria avessero trovato compimento.

    La tua fotografia rende queste parole ancora più autentiche… non sembrano una riflessione osservata da lontano, ma qualcosa che hai attraversato, riconosciuto e infine consegnato alla scrittura. E quando un dolore trova parole tanto limpide, non scompare, ma smette almeno di essere un luogo senza nome.

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  4. Giusy, hai ragione.
    Le aspettative e le illusioni feriscono l’immaginazione oltre che l’animo in profondità.
    È come uccidere il proprio fantasma…

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  5. Bisognerebbe imparare a non illudersi mai, a non aspettarsi nulla, in modo che ogni cosa bella che arriva, se arriva, sia un dono inaspettato.

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  6. Sono d’accordo con te sul fatto che le delusioni sono i dolori più grandi e amari, ma in qualche modo sono colpa nostra, perché ci siamo creati delle aspettative su persone o situazioni che poi non si sono verificate. Non credo però che questo significhi che abbiamo una cattiva capacità di giudizio: a me è capitato spesso di aspettarmi dagli altri quello che io avrei fatto al loro posto, perché mi sembrava normale, e quando non è successo ho semplicemente imparato che non siamo tutti uguali, non sentiamo tutti allo stesso modo e non reagiamo tutti nella stessa maniera. E’ una verità dura da accettare, ma quando ci si riesce, le delusioni feriscono di meno.

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  7. Le aspettative sono qualcosa di irreale, nel senso che sono frutto del del nostro desiderio e delle nostre illusioni. Se si riesce a mantenere questa consapevolezza allora, se le cose vanno male allora pesano di meno. Certo, talvolta sembrano talmente concrete che illudersi è facile e coinvolgente a tal punto da sembrare reali, però se teniamo a mente questo sarà più facile venirne fuori.

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  8. In in genere, aggiungo alla tua eccelsa riflessione\considerazione, questo “mai iniziato e mai finito” riguarda caso strano sempre situazioni e\o persone che ci hanno fatto stare bene. Perchè presumo ricordare e soffrire per un desiderio che ci fa tristi?

    Quindi abbiamo visto un’estensione del nostro io galleggiare in un mare di illusioni e aspettative (date da piccoli cenni in realtà insignificanti che abbiamo ampliato, a volte, a dismisura) che il tempo poi ha ricoperto in una leggera nebbia…

    Poi la ragione vince, e si rientra nell’emisfero della quotidianità, pur restando il pensiero legato non più alla circostanza e\o persona ma al periodo.

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