Giorni fa la mia amica mi racconta di una sua conoscente, appena scoperta col classico “amante di lungo corso”. Io mi aspettavo il solito commento morale, una “condanna”, un’alzata di sopracciglio… niente di tutto questo. Lei, invece, parte per una tangente che neanche i migliori monologhi comici riuscirebbero a contenere.
Secondo lei, una donna che ha un amante dev’essere, prima di tutto, una masochista. E me lo spiega con una logica talmente attorcigliata da meritare un premio.
Mi dice: immagina la scena che nella stessa giornata il marito ti fa girare le scatole — cosa che, a suo dire, è praticamente un hobby maschile — e ti rovina l’umore. Poi, quando finalmente ti riprendi, ecco che arriva l’amante: un messaggio fuori luogo, una telefonata nel momento sbagliato, un commento che ti fa salire il fumo dalle orecchie. Risultato? Doppia razione di nervi. Una specie di abbonamento premium allo stress emotivo.
Con un sorriso malizioso ma più che mai convinto, la mia amica visualizzava quella “povera” donna arrivare a fine giornata come un panno strizzato: devastata, svuotata, pronta solo a chiedere asilo politico al divano.
A quel punto sono scoppiata a ridere. Le ho detto che, tra lei e i nostri mariti, quella con la fama di mente contorta e anticonformista sono io. Ma stavolta, gliel’ho fatto notare, è lei che mi aveva superato alla grande: un ragionamento così tortuoso non l’avrei partorito neanche con tutta la mia presunta diabolicità. Vedere la situazione da quella prospettiva… ecco, non ci sarei proprio mai arrivata.



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