Accadono circostanze che ci portano a seguire una certa continuità, un ritmo che sembra naturale, quasi scontato. Poi, all’improvviso, la situazione cambia e ci si ritrova a dover modificare l’andamento, ad allinearsi a un nuovo ordine delle cose. Nel primo momento si avverte un senso di smarrimento: quella continuità che ci accompagnava non sarà più la stessa, e questo genera una sorta di vuoto, come se qualcosa dentro di noi fosse stato improvvisamente reciso. Eppure, giorno dopo giorno, ci si accorge che anche quel nuovo assetto inizia a diventare familiare, che il corpo e la mente trovano un modo per adattarsi.
A me capita spesso nel lavoro: quando termino una collaborazione perché il progetto è giunto alla sua conclusione, provo talvolta un sospiro di sollievo, ma subito dopo avverto la mancanza di quel flusso di e‑mail, telefonate, confronti e aggiornamenti che scandivano le giornate. Era una routine, un piccolo mondo condiviso che, nel momento in cui si chiude, lascia un’eco. Eppure, quasi senza accorgermene, mi ritrovo già immersa in un nuovo incarico: nuovi accordi, nuove comunicazioni, nuove dinamiche da costruire da zero.
Lo stesso accade nella vita privata. A volte è necessario — o semplicemente inevitabile — modificare un andamento che aveva preso forma, pur restando immutato il contesto generale. Si cambia disposizione, si riorganizzano abitudini, si accettano nuove condizioni. E spesso, insieme al cambiamento, affiora un sottile rammarico: non tanto per ciò che si perde, quanto per ciò che si lascia andare, per quella parte di continuità che non tornerà più nella stessa proporzione.
Ma la verità è che la vita ci chiede continuamente di adattarci. Con o senza rammarico, occorre imparare a rimanere flessibili, a non farsi cogliere impreparati, a riconoscere che ogni cambiamento porta con sé un nuovo equilibrio possibile. E, a volte, anche una nuova occasione per crescere.



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