Ordinari deliri di primavera


Non so, ma la primavera da sempre mi fa un effetto strano: tra stanchezza fisica e morale, offuscamenti vari… direi che a tratti faccio fatica a riconoscermi anch’io.

Esattamente l’altro giorno, per quanto riguarda il mio privato, ero davvero in down, in quel modo un po’ sordo e pesante che non ha bisogno di grandi motivi per farsi sentire. E meno male che invece, lavorativamente parlando, ero al top come sempre — come se la parte professionale di me avesse una corazza tutta sua, impermeabile alle maree interne che invece, nella vita privata, mi travolgono con una facilità disarmante.

Ripensandoci, poiché non è la prima volta che mi capita, è davvero particolare come riesca a scindere l’andamento lavorativo da quello della vita privata. È quasi un mistero, una specie di magia involontaria: appena esco dall’ambito professionale, senza che neppure me ne renda conto, nasce in me una sorta di rilassamento del tipo “ma chi se ne frega?”, come se il mio cervello decidesse di abbassare tutte le difese per lasciarsi andare. E in quel lasciarsi andare, a volte, inciampo.

Spesse volte, alla sera, a cena, racconto a mio marito — tra il prendermi in giro e un sorriso — tutte le disfatte che riesco a combinare nell’arco temporale della pausa pranzo. Un’ora e mezza che sembra sempre un piccolo teatro dell’assurdo: o vuoi per distrazione, o perché sto pensando ad altro eccetto al momento presente, o ancora peggio perché la mia mente vola chissà dove. E la cosa buffa è che, se me lo si chiede, neppure io so rispondere dove fossi in quell’attimo prima. È come se avessi dei micro-vuoti di presenza, dei piccoli blackout innocui ma fastidiosi, che mi fanno dire “ma davvero l’ho fatto io?”.

Insomma, una tragedia — una tragedia comica, per fortuna. Quando arriva la pausa pranzo, per quanta attenzione ci metta, nel periodo primaverile riesco sempre a combinare qualche piccolo guaio o qualche dimenticanza: la busta della spesa che resta in auto, la chiave che non trovo, la maglia che si impiglia nella cerniera, il telefono che cerco mentre ce l’ho in mano. E ogni volta mi dico che dovrei stare più attenta, che dovrei rallentare, che dovrei respirare. Ma poi, puntualmente, ricado negli stessi meccanismi.

E meno male che invece sul lavoro rimango comunque e sempre nel pieno delle mie facoltà mentali, come se quella parte di me fosse immune alle stagioni, agli sbalzi, alle nuvole interne. È quasi rassicurante sapere che almeno lì, in quel territorio ordinato e strutturato, non perdo mai il filo.

Forse è proprio questo il punto: la primavera mi scompiglia, mi rende più umana, più vulnerabile, più distratta… ma anche più vera. E in fondo, tra una risata e un piccolo disastro quotidiano, imparo a prendermi così: un po’ imperfetta, un po’ sbadata, ma sempre capace di ritrovarmi.

Fotografia e elaborazione grafica personale





16 risposte a “Ordinari deliri di primavera”

  1. La ODIO PROFONDAMENTE dunque Giusy non ho altro da aggiungere al tuo scritto che non tocco educatamente

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    1. Comprendo il tuo odio che è uguale al mio a luglio e in agosto mentre la primavera non la odio però, mi fa questi scherzi strani che divento un po’ pazzerella dopo una settimana dal cambio dell’orario, mi accadde così! Buona serata Paola 😘

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  2. Importante è ritrovarsi…
    Ciao Giusy 🌹

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    1. …certo come ho affermato alla fine del post. Buona serata Emyly 😘

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  3. Evidentemente ami il tuo lavoro: ti assorbe in modo tale da far passare tutto il resto in secondo piano.
    Buon pomeriggio 🌹

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    1. …eh in un certo senso meno male altrimenti sarebbero guai seri! Scherzi a parte, posso affermare che il mio lavoro è colui che mi ha disciplinata sotto tanti aspetti perché diversamente, sarei una per niente attenta alle regole tipo: dormire in primis, mangiare e quant’altro. Buona serata Silvi 😊

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  4. Io sono in pensione e perciò in pausa-pranzo perenne: immagina un po’ il casino 😉😉😉

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    1. Non ho dubbi che tu hai unq personalità molto più pacata rispetto alla mia, in primavera sono più pazzerella ma la realtà è che sono caratterialmente pazzerella con un’emotività che è sempre su e giù. Grazie Luisa del tuo intervento, ti mando un affettuoso abbraccio 🥰❤️

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  5. A me i primi caldi abbassano ulteriormente la pressione, già bassissima di suo, e mi tolgono la voglia di fare qualunque cosa. Hai presente i messicani seduti al sole sotto il sombrero? Ecco, io mi sento così :-)

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    1. Ti capisco perfettamente, io diventerei così a luglio e agosto ma purtroppo ahimè lavoro e quindi devo comunque essere attiva almeno cerebralmente parlando, difatti col caldo dico sempre che mi si spengono tutti i neuroni e ne rimane acceso soltanto uno che mi serve per lavorare 😊 Grazie del passaggio, ti auguro una piacevole serata 😘

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  6. Alti e bassi ci stanno in questo periodo. Aggiungi che il clima ci condiziona e non siamo abituati a sopportare temperature estive in maggio, ad esempio

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    1. Grazie Vittorio della comprensione e si, anche il clima ci si metta e accentua ulteriormente certe diciamo “mancanze”. Ti auguro una buona serata 😊

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      1. oggi qui c’è una bella cappa di umidità che si sente addosso. buona serata fresca

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      2. Wow mi spiace, qui per il momento oggi non è stato così vediamo domani perché dalle previsioni sembrerebbe che scoppia il caldone, mi sento male soltanto a nominarlo!

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  7. Se la primavera fa la primavera come si deve, mi piace. Purtroppo negli ultimi anni, l’estate cancella primavera e qualche volta anche l’autunno. L’estate è una stagione che non sopporto proprio più.

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    1. Si la primavera è sempre piaciuta anche a me – nonostante che divento distratta come ho raccontato – l’estate, è insopportabile anche per me. Buona serata carissima Nadir 😘

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