Dietro ogni gesto – piccolo o grande che sia – c’è sempre un’intenzione. E c’è sempre qualcuno che la riceve, volente o nolente.
Sul piano globale lo vediamo fin troppo bene: spesso si agisce per schiacciare, per pesare, per dominare. Le guerre ne sono la prova più lampante.
Ma anche nel piccolo, tra individui, la musica non cambia. Chi parla, chi scrive, chi “lancia messaggi” lo fa spesso per colpire qualcuno in modo chirurgico. E sì, anche qui su WP questa tendenza è fin troppo evidente.
La libertà di parola è sacrosanta, nessuno la mette in discussione. Ma ciò che lascia davvero perplessi è la vigliaccheria travestita da eleganza: il classico “lancio la pietra e nascondo la mano”. Scrivere e chiudere i commenti, o copiare frasi sui social per lanciare frecciatine travestite da profondità.
Chi si erge a maestrina o professorino dovrebbe almeno avere il coraggio di assumersi la responsabilità delle proprie parole. Perché dietro ogni gesto e ogni frase c’è qualcuno che ascolta, e la sensibilità – tanta o poca che sia – merita rispetto, non colpi bassi.
Se prima di parlare o scrivere si pensasse due secondi, forse si eviterebbero lezioni morali non richieste e consigli infilati tra le righe come spine.
Purtroppo c’è chi vive per mettersi in mostra. Tra i miei contatti ce ne sono almeno due che hanno questo vizietto: vogliono primeggiare, sempre e comunque. Bene,ognuno si tenga pure il proprio ego smisurato. Ma non bisogna mai dimenticare che ride bene chi ride ultimo. Non è un proverbio, è un dato reale.
È facile approfittare della fragilità altrui, infilarsi nelle crepe, sentirsi forti quando l’altro è indebolito da tutt’altro. Ma la fragilità non è eterna. E quando finisce, quando la persona torna in piedi, allora sì che si vede la verità: si resta soli con sé stessi, e ci si accorge di essere stati usati. Perché quell’amicizia “ideale”, in realtà, non era amicizia. Era convenienza.
Ride bene chi ride ultimo.



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