C’è un gruppo che, per me, è stato una rivelazione improvvisa e luminosa: le Bambole di Pezza. Le ho incontrate, durante la loro esibizione a Sanremo 2026, e da quel momento mi si è aperto un mondo che non conoscevo.
La cosa curiosa è che la novità riguarda solo per me. Loro, infatti, esistono dal 2002: una band milanese, tutta al femminile, che porta avanti con grinta un rock/pop punk diretto, energico, senza fronzoli. In più di vent’anni di strada hanno cambiato formazione, etichetta, orizzonti. Hanno inciso quattro album in studio, attraversato festival italiani ed europei, partecipato a trasmissioni radiofoniche, calcato palchi grandi e piccoli in ogni angolo della penisola.
Poi, a un certo punto, il silenzio. Una pausa lunga, quasi definitiva. Si sono ritrovate solo nel 2014, giusto il tempo di festeggiare i dieci anni dall’uscita di Strike, e dopo qualche concerto sono tornate nell’ombra.
La vera rinascita arriva nel 2021, quando rimettono piede sul palco del Concerto del Primo Maggio 2022. Da lì, l’energia riparte: nell’estate pubblicano nuovi singoli, tra cui Favole (mi hai rotto il caxxo), che supera i due milioni di ascolti su Spotify. Riprendono a girare l’Italia, tornano al Carroponte insieme agli Ska-P, e in ottobre rendono omaggio a Raffaella Carrà con Rumore, scelto come colonna sonora della miniserie dedicata all’artista. A dicembre arriva Non sei sola, un brano intenso, pubblicato nella Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, con la partecipazione di Jo Squillo.
E poi eccole lì, nel 2026, sul palco dell’Ariston. Portano Resta con me, un brano che mescola la forza delle chitarre a una scrittura più intima, quasi collettiva. Un inno alla sorellanza, alla solidarietà, alla resistenza quotidiana contro sessismo, violenza di genere, disturbi alimentari. Non solo musica: un progetto culturale, un modo di stare al mondo.
Devo ammettere che mi hanno conquistata. L’esibizione, la voce, la presenza: tutto mi è sembrato autentico, potente, necessario. Per me sono state le migliori di questa edizione del Festival. Il testo forse non punta alla poesia, ma racconta qualcosa — e lo fa bene. La musicalità è piena, viva, e soprattutto la voce c’è: pulita, forte, piacevole anche per chi non è abituato a questo genere.
Per il video ho scelto proprio l’esibizione originale di Sanremo, perché ritengo che l’estensione vocale sia molto migliore rispetto alla versione registrata, dove invece la voce mi sembra penalizzata dagli effetti utilizzati in studio. Vi auguro quindi un buon ascolto del brano e, come ogni venerdì, un buon weekend a tutti. by Giusy


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