
Non ti spaventare, ma tu vivrai sempre con due orologi, uno fuori e uno dentro. Quello fuori ti sarà utile per non fare tardi a scuola, quando aspetti la corriera e il giorno che muori, per calcolare quanto hai vissuto. L’altro, che comprende centosettantasei tempi protologici, novanta escatologici e trentasei tempi romanzati caotici, l’hai ingoiato da piccolo, anche se non ricordi. Chiamalo pure secondo orologio, anzi orobilogio. Ogni volta che sentirai il suo ticchettio, il gocciolare dell’acqua, le crome di un grillo, qualsiasi ritmo e balbettio del mondo, potrà succedere che l’orobilogio parta, non potrai fermarlo, e tu correrai avanti o scapperai indietro e vedrai cose e altre ne rivedrai.
Per i saluti del venerdì ho aperto con questa riflessione di Stefano Benni che è tratta dal romanzo “Salvatempo” anno 2001. E’ un’immaginazione precisa, quasi tecnica che però apre un sentiero emotivo ma che raramente sappiamo ammettere: viviamo in due tempi.
Il tempo esterno, misurabile, quello che ci chiede puntualità e ci ricorda la perfezione, l’altro tempo che invece è interno, che non obbedisce a nessuna logica lineare: si dilata, si contrae, ritorna, anticipa, inventa.
“L’orobilogio” è una metafora di questa anarchia interiore che trovo esilarante: un meccanismo segreto che si attiva quando qualcosa nel mondo – un suono, un ritmo, un dettaglio – tocca una corda profonda. E allora il tempo non è più una sequenza, ma un viaggio: avanti, indietro, dentro.
Non voglio aggiungere altro del mio sentire al riguardo come ogni qualvolta trattasi di poesia, prose e quant’altro – lascio a ognuno di voi come è giusto che sia – la propria interpretazione.
Come mia consuetudine al venerdì, auguro buon weekend a tutti. by Giusy


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