Il caro maritino mi dice spesso di guardare i trailer dei film in programmazione, per scegliere e vedere se c’è qualcosa di mio gradimento.
Eh, detta così sembrerebbe: “Ma che carino, ma che gentile!”. Ahimè, di carino e gentile ha ben poco, perché scegliere un film che possa piacere anche a lui è un’impresa titanica, considerando che: non ama le regie americane, non ama gli attori americani, non ama le trame romantiche… in realtà non ama praticamente niente. Alcuni film comici, anche italiani, li liquida dopo il trailer dicendo che sono sempre il solito cliché, quindi niente neppure di quelli. Per non parlare dei film d’avventura o axione, che lui definisce “le solite americanate”, o dei film di fantascienza, che per lui – soprattutto quelli odierni – restano sempre e comunque “le solite americanate”.
Così, la domenica appena trascorsa, fredda e grigia, la giornata ideale per andare al cinema, niente: quel film non andava bene, quell’altro non gli piaceva, quell’altro ancora “sempre la solita storia”… Evviva la coerenza!
A quel punto ho chiamato la mia amica e le ho detto: “Se non hai impegni con tuo marito, andiamo al cinema nel pomeriggio”. Lei ha acconsentito subito: almeno in fatto di film io e lei abbiamo gli stessi gusti. Siamo andate a vedere La Grazia, regia di Paolo Sorrentino, con un cast di tutto rispetto: il protagonista Toni Servillo, Anna Ferzetti e altri ancora. Tutto sommato, un gruppo di attori ben assortito.
Siamo state contente di averlo visto. Adesso non mi soffermerò su una vera e propria recensione, ma mi limiterò a raccontare alcuni particolari che mi sono piaciuti. Del resto, quando la regia è di Sorrentino, è difficile che qualcosa non mi piaccia.
ll film affronta temi profondi come il potere, il dubbio e la responsabilità. Potrebbe sembrare una pellicola pesante, ma non lo è affatto: Sorrentino riesce sempre a trattare argomenti di grande spessore con garbo e la giusta delicatezza. A mio avviso, è un’opera cinematografica che descrive l’amore attraverso il dubbio, la responsabilità e la paternità, esplorando con sensibilità la complessità dell’esistenza.
La trama racconta brevemente di Mariano De Santis, Presidente della Repubblica giunto al termine del suo mandato, chiamato a prendere decisioni cruciali per la sua carriera: concedere l’eutanasia e accordare la grazia a due detenuti condannati per omicidio. Nel mentre affronta il vuoto lasciato dalla moglie defunta, Aurora. A tormentarlo, però, è anche la scoperta del tradimento della donna, senza sapere chi fosse l’uomo coinvolto. Questo dubbio lo consuma dall’interno e alimenta un ingiustificato disprezzo nei confronti di Ugo, che sospetta senza motivo.
Toni Servillo è il protagonista, colui che interpreta il Presidente della Repubblica e che assolve al meglio il suo ruolo. Con un’espressività più intensa che mai, riesce a farti percepire da vicino il peso delle responsabilità legate al suo incarico e i dubbi che lo tormentano. Altrettanto brava e impeccabile Anna Ferzetti, che dà vita alla figlia del Presidente: una presenza lucida e razionale, sempre pronta ad aiutare il padre a valutare i pro e i contro delle scelte a cui è chiamato.
Inizio subito col dire che la fotografia e la scenografia rispecchiano appieno la delicatezza dei temi affrontati dalla trama. I colori sono tenui e alcune, con un leggerissimo filtro anticato e spesso risultano offuscati dalla nebbia richiesta in alcuni paesaggi dell’ambientazione. Le inquadrature, tutte raffinate e sapientemente studiate, contribuiscono a rendere la visione un vero piacere per gli occhi e per la mente.
I dialoghi li ho trovati ammalianti: ogni parola ha il suo peso, forse perché dietro si avvertono un’eleganza, una delicatezza e una poesia rare, capaci di spingere lo spettatore alla riflessione.
Anche la musica è straordinaria: sperimenta molto con la techno, che continua a risuonare anche dopo la visione. Suono e immagine, a mio avviso, diventano un tutt’uno. La techno amplifica il lato emotivo del protagonista, sospeso tra moralità e ricerca della grazia, e allo stesso tempo trasmette quella leggerezza che lui fatica a raggiungere. Un ruolo centrale nella colonna sonora lo ha anche il rapper Gué: più volte durante il film riecheggia il brano Le bimbe piangono, la canzone che Mariano De Santis ascolta e che arriva persino a cantare.
Per concludere, La grazia è un’opera delicata e profondamente emotiva, capace di toccare lo spettatore nel profondo. Merito anche di un magnifico Toni Servillo, che conferma ancora una volta l’intesa artistica con Sorrentino. La pellicola invita a interrogarsi su temi universali: la vita e la morte, l’omicidio dettato dall’amore, i dubbi che attraversano le nostre scelte quotidiane, sospese tra cuore e ragione.
Vederlo in sala, oserei dire, è quasi un atto dovuto: il film conquista e incanta grazie ai dialoghi, alla musica, alle interpretazioni e a una regia che avvolge e trascina.



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