Un abito, quando passa di moda o diventa stretto, se il tessuto è ancora valido, nell’arte del riciclo si scuce e poi lo si ricuce. Si può aggiungere una pence per restringerlo, oppure eliminarla per allargarlo, perché nel frattempo è diventato stretto, non ci si sta più bene dentro, non calza più a pennello. Altre volte, invece, è necessario rimodellarlo completamente, a seconda del designer che vogliamo dargli.
n questo “riciclo” spesso occorre aggiungere un bottone – ed è una bella responsabilità – oppure una tasca, utile a custodire qualcosa, o una cerniera. Ma ahimè, sarà proprio quella cerniera che, se un domani si cercherà di eliminare, lascerà un buco. Quel buco si potrà ricucire, ma purtroppo rimarrà sempre il segno della cucitura.
Mia nonna, da grande sarta quale era, diceva sempre: “Tra fare e disfare è tutto un gran da fare.”
Ed è vero. La vita è questo: un continuo cucire e scucire. Un lavoro infinito di mani, ago e filo.
Un teatro di stoffe e cicatrici. E noi, attori di questo palcoscenico, non siamo altro che abiti in trasformazione. Abiti che cercano, disperatamente, di calzare a pennello… dentro la propria esistenza e come una qualsiasi veste, alle volte occorre avere quell’onestà di guardarsi dentro e prendere il coraggio a quattro mani per scucirsi e ricucirsi da capo.



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