“Ci sono attese che pesano più di altre. Quando la risposta potrebbe cambiare tutto, il tempo sembra dilatarsi, ogni secondo è un’incognita. Nel silenzio dell’attesa, la mente corre, immagina, spera, teme. Ma anche in questi momenti, c’è spazio per la forza, per la lucidità, per la preparazione. Qualunque sia la risposta, arriverà. E nel frattempo, respira. Sei più forte di quel che pensi.” (dal Web)
A volte, il destino si manifesta attraverso piccole coincidenze che ci lasciano senza fiato. Questa citazione, colta dal Web, mi è comparsa proprio nel periodo di attesa… e ancora una volta mi sono stupita di come, nei momenti più critici, le parole che incontriamo sembrano ritrarre perfettamente il nostro stato d’animo, quasi come quando si apre una pagina a caso di un libro amato e quella pagina sembra scritta solo per noi. Con i libri mi è successo diverse volte, ma con il Web mai… fino a poco tempo fa e ne avevo anche parlato in questo post.
Forse qualcuno ricorderà il mio articolo di inizio anno, in cui raccontavo di come le nostre ferie natalizie si erano bruscamente interrotte ancor prima di iniziare. Mio marito si era sentito male e la nostra partenza era diventata un ritorno immediato, un segnale che ha dato inizio a una lunga e snervante attesa.
Da quel giorno, la vita è diventata un continuo susseguirsi di visite, esami, diagnosi, attese interminabili. Ospedali, specialisti, esami su esami… e ogni appuntamento era seguito da nuovi dubbi, nuove ansie, nuove incertezze. Quando finalmente uno specialista ha deciso di prescrivere la biopsia per comprendere l’entità del problema, pensavamo di essere giunti al culmine della tensione. Ma niente poteva prepararci all’attesa dell’esito: trenta, interminabili, giorni. Trentatré, per la precisione. Trentatré giorni di speranze e paure che si sovrapponevano senza tregua.
E posso dirlo sinceramente: ho sfiorato il baratro. Ho sorriso, ho sostenuto mio marito, ho fatto di tutto per trasmettere positività, ma dentro di me bruciava un inferno. Ogni momento di solitudine, ogni viaggio in auto era segnato da lacrime silenziose e da un terrore indescrivibile. Il solo pensiero che potesse arrivare una diagnosi devastante mi consumava l’anima… perché, lo confesso, il fantasma della malattia aveva già colpito duramente la nostra famiglia.
Eppure, alla fine, le nuvole si sono diradate. Finalmente posso dirlo: tutto è bene ciò che finisce bene. L’esito è stato negativo, il respiro si è fatto più leggero, il cuore ha ripreso a battere senza paura.
Mio marito sarà comunque operato, come sapevamo fin dall’inizio, ma ora tutto appare diverso. Quella che un tempo sembrava un’ombra insormontabile, oggi è solo un ostacolo da superare con determinazione. E forse, proprio per questo, riesco a vedere il futuro con occhi nuovi… con speranza e gratitudine.
Adesso tornerò a scrivere sul blog. In questo ultimo periodo l’ho lasciato per diversi giorni abbandonato a sé stesso, non perché mancassero gli argomenti, ma perché semplicemente non avevo né la lucidità né la forza per mettermi a scrivere. Ci sono tanti argomenti che prima o poi vorrei trattare, e ora sento di poter finalmente riprendere.
Naturalmente, durante il periodo di degenza di mio marito, sarò assente sia dal blog che dal Reader. Se nei prossimi tempi non mi vedrete, saprete già il motivo. Magari riuscirò anche a lasciare una breve nota per informarvi, così da evitare preoccupazioni inutili per la mia assenza.
Non posso concludere questo post senza ringraziare la mia amica di sempre di Sarzana e la mia amica, nonché vicina di casa. Entrambe mi sono state accanto, sostenendomi e confortandomi, ognuna a suo modo. Grazie di cuore, ragazze! È proprio vero: le amiche si riconoscono nel momento del bisogno, mentre tutto il resto sono solo semplici conoscenze.



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