Giorni addietro sul Web ha catturato la mia attenione questo titolo tratto da una rivista che solitamente non leggo “Mi chiamo Cacao e i giudici vogliono portarmi via mamma e papà”.
Essendo sempre stata dalla parte dei più deboli, ogni volta che leggo un titolo su una testata giornalistica riguardante questa tematica, non posso fare a meno di leggere l’articolo completo.
Come potrete capire, la notizia riguarda l’affido di un bambino a una coppia pienamente in grado di educarlo e crescerlo con tutte le attenzioni e cure necessarie.
Secondo il reportage, il bimbo appena nato ha sempre vissuto in un istituto con la madre, gravemente malata e incapace di prendersi cura di lui, mentre il padre è sempre stato assente. A causa delle condizioni critiche della madre, il personale dell’istituto si è occupato del bambino, cercando di colmare le lacune di quest’ultima. Inevitabilmente crescendo, il piccolo si è affezionato agli operatori, rischiando di confondere le figure di riferimento. Consapevoli del rischio per il suo equilibrio relazionale, gli operatori hanno segnalato la situaziine al Tribunale. E’ partita così la burocrazia per trovare una famiglia che potesse accogliere il bambino, offrendo le cure, l’amore e l’educazione che non aveva mai ricevuto in mancanza di una famiglia vera e propria.
La coppia affidataria è stata trovata: si tratta di due giovani sposati senza figli e che avevano già presentato domanda di adozione dal 2018. Entrambi sono considerati affifdabili, istruiti, di buona famiglia e con un lavoro stabile. La coppia si prende cura del piccolino che ora, giunto all’età di tre anni, vive in tutta serenità grazie all’amore e alle attenzioni della sua nuova famiglia. Anche gli assistenti sociali sono molto soddisfatti dei progressi del bimbo.
Secondo il giornale Avvenire, chi invece si è sempre opposto all’affido e ha presentato ricorso è stata la famiglia di origine in particolare i nonni del bambino, piuttosto che la madre. Naturalmente anche in questo caso si avvia l’iter giuridico e, a settembre dello scorso anno, è arrivata la sentenza di primo grado. Il giudice dei minori ha riconosciuto i genitori affidatari come idonei e integerrimi nel svolgere i loro compiti genitoriali, concedendo loro l’affido a tempo indeterminato, noto come affido sine die.
Tuttavia, i nonni hanno continuato ad opporsi e hanno fatto ricorso in appello, nonostante i rapporti del bimbo con la famiglia originaria non siano mai stati interrotti. Fin da subito, su richiesta del Tribunale, una volta alla settimana il bambino ha incontri con la madre. Secondo il giornale, i genitori affidatari hanno sempre rispettato queste indicazioni nonostante abbiano osservato che tali incontri risultano problematici per il bambino. Ogni volta che tornava, il piccolo appariva disorientato e confuso, e anche le insegnanti dell’asilo hanno notato il suo disagio dopo gli incontri con la madre e la famiglia originaria.
A maggio 2024 arriva la sentenza di appello. La legge sulla tutela dei minori prevede che i genitori affidatari non abbiano alcun ruolo nel processo, il bambino è rappresentato da un tutore, ovvero un avvocato nominato dal Tribunale. Come spesso accadde nelle sentenze di appello, i giudici hanno ribaltato le due decisioni precedenti che tenevano in considerazione il bene del bimbo, affermando altresì che i genitori affidatari sembrano poco collaborativi con la famiglia d’origine e, non potendo essere presenti al processo per legge, non hanno avuto modo di difendersi.
I giudici di appello hanno deciso che, a partire dal 3 novembnre, il bambino dovrà trascorrere cinque notti a settimana con la famiglia d’origine. Dopo due settimane, i genitori affidatari saranno costretti a rinunciare al bambino.
Questa decisione non tiene conto delle continuità affettive e di quanto destabilizzerà il piccolo, privandolo delle sue figure di riferimento, che finora sono stati i genitori affidatari. Anche questi ultimi sono preoccupati per le sorti del bimbo, tanto più consapevoli dei disagi che il piccolo ha già subito nelle ultime settimane.
Purtroppo bisogna anche dire come del resto afferma il giornale sopra citato, in Italia la Legge di affido e adozioni è piuttosto datata senza mai essere stata aggiornata e adeguata per prendere veramente le difese e considerare i bisogni di un bambino. Ma ciò nonostante, mi viene spontaneo di chiedermi se non avrebbe potuto esserci un altra soluzione per interagire tenendo in pricipal modo l’esclusivo benessere del bambino? Ma per la legge italiana sulla tutela dei minori è così che ci deve comportare nei confronti di una povera anima indifesa che purtroppo non ha di certo colpa lui se è nato in una situazione disastrata? E quando finalmente avrebbe trovato la giusta serenità per crescere adeguatamente gli viene negata? Perché è proprio questo ciò che hanno fatto i Giudici di appello con la loro sentenza.
Scusate la franchezza, ma sembra che invece di tutelare il minore, lo si stia esponendo a gravi rischi con tutte le conseguenze negative per il suo futuro, che già appare più che mai precario. A mio modesto parere tornando con la madre e la famiglia originaria, non sembrano esserci i presupposti ideali per un futuro sereno e stabile.
Chiunque prenda queste decisioni e in questo specifico, trovo che siano scelte incomprensibili e prive di senso, che mi fanno davvero inquietare per usare un eufemismo.
Di seguito trovate il link dell’articolo originale. Ho fatto un riassunto molto conciso, ma nell’articolo completo troverete riflessioni interessanti del giornalista, sicuramente più esperto di me in materia.
https://www.avvenire.it/famiglia/pagine/mi-chiamo-cacao


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