Parma dopo la grande guerra…


Ciao a tutti!!! Domenica sono stata a visitare a Parma una mostra sulla storia di Parma inerente il periodo del dopo guerra, una lezione di storia dal passato al presente.

Ero partita con una parte del mio corredo fotografico ma purtroppo, era vietato fare fotografie anche col cellulare,  eh lo immaginavo!!! Purtroppo devo accontentarmi che sono riuscita a trovare sul web alcune immagini dell’epoca.

Nella suddetta mostra viene raccontato uno spaccato della storia di Parma: la separazione tra  borghesi e popolari che per molto tempo ha caratterizzato la città, sino alla costruzione dei Capannoni negli anni Trenta da parte del regime fascista.

Il suo allestimento presso il Palazzo del Governatore non è stata una scelta casuale. Difatti fu in questo palazzo che il fascismo nel 1935 ha celebrato l’operazione urbanistica che ha dato vita ai Capannoni, abitati fin da subito da persone che erano state emarginate dalla città.

In questo contesto si ripercorre la storia dei Capannoni inserendola in quella della città prima e dopo la loro edificazione negli anni Trenta, per capire le ragioni che portarono il regime fascista a costruirli, cosa essi divennero per le persone che vi abitarono e le difficoltà che le amministrazioni democratiche del dopoguerra incontrarono nell’abbatterli.

Dal web

Oltre a una ricca sezione fotografica e documentaria riprodotta su grandi pannelli, in uno spazio della mostra è proiettato il video Capanòn di Roberto Azzali che nei decenni passati, ha raccolto diverse e preziose testimonianze di persone che vissero nei Capannoni.

Ancora oggi, nel dialetto parmigiano, viene utilizzata l’espressione “Capanòn” per indicare una persona rozza, un popolano che fuoriesce dai modi urbani. Molti usano questo termine, ma pochi sanno quale sia la sua origine.

La suddetta mostra vuole evidenziare uno spaccato di storia popolare in una Parma dove sono sempre stati celebrati Maria Luigia e Giuseppe Verdi dove  è sempre stato parlato della classe dirigente e poco invece delle persone che hanno vissuto quotidianamente la miseria.Questo studio vorrebbe  portare al centro del pensiero di tutti  il fatto che la marginalità è esistita ed esiste ancora, non è passata. I Capannoni oggi non hanno più la forma a capanna, ma resta la marginalità.


In passato la città borghese e quella popolare erano separate dal torrente e da muraglioni di difesa costruiti lungo il suo corso. Il lato orientale era caratterizzato da palazzi nobiliari, piazze ampie e strade lastricate, vetrine sfarzose ed eleganti caffè, mentre, dall’altra parte del fiume, i borghi dell’Oltretorrente versavano in condizioni igieniche, sanitarie e sociali drammatiche.

Il torrente segnava un confine sociale e politico molto netto, a tal punto che l’una e l’altra parte cominciarono a dirsi nuova e vecchia: l’eleganza di Parma nuova era molto diversa dalla città vecchia dei borghi. La disuguaglianza veniva resa ancora più evidente dal fatto che queste due città fossero divise dalle sponde del fiume.

In pratica la città era divisa in due mondi opposti, due dialetti differenti, abitanti diversi e lontani nello stile di vita e nelle abitudini.

Dal web

L’Oltretorrente era sorto al di là del fiume molti secoli dopo la fondazione romana ed era rimasto la parte povera e disgraziata della città. Il quartiere era diviso nei rioni dei crosén e dei franceschén che prendevano nome dalle rispettive strade principali di Santa Croce, intitolata a Massimo D’Azeglio nel 1882, e di San Francesco (via Nino Bixio). All’infuori delle strade principali, l’abitato aveva un aspetto tutt’altro che urbano, con molini, stalle, orti e letamai che spuntavano qua e là tra le case. Il popolo dell’Oltretorrente era composto principalmente da braccianti e lavoratori a giornata che vivevano di occupazioni stagionali o saltuarie, in condizioni economiche al limite della sopravvivenza, e che, nei mesi invernali, si trovavano senza lavoro. Oltre a loro, affollavano i borghi poveri artigiani, piccoli negozianti e un generico proletariato. La vita del quartiere si svolgeva per lo più fuori dalle case che, generalmente, erano ambienti umidi, malsani e sovraffollati. Gli abitanti vivevano nella strada, dove “si lavorava, si allattavano i figli, si cucinava, si filava la lana, si rammendavano abiti e stracci, si svolgevano le faccende domestiche”. Una vita all’aperto che rendeva il quartiere particolarmente vivace e rumoroso.

Dal web

Al contrario nella Parma nuova vivevano i signori e le signore ben vestiti che si muovevano a bordo di eleganti carrozze o delle prime automobili e passavano il tempo nei vari Circoli di Lettura, a teatro e nei caffè di lusso. Gli abitanti guardavano con diffidenza oltre i ponti dove regnava, invece, la miseria.

Tra il 1889 e il 1914 Giovanni Mariotti ricoprì più volte la carica di sindaco e iniziò a considerare l’opera di demolizione di isolati degradati un’occasione per risanare gli ambienti cittadini, rendendoli più decorosi. Così, nei primi anni del Novecento, l’amministrazione di Mariotti intervenne pesantemente sull’antica struttura urbana della città per cercare di porre rimedio ad alcuni gravi e urgenti bisogni sociali, come la mancanza di case operaie e di edifici scolastici. A lui si deve, ad esempio, la costruzione nel 1898 della prima scuola in Oltretorrente e la costruzione di nuove case destinate ai più poveri.

Dal web

Negli anni Ottanta dell’Ottocento, l’Oltretorrente fu teatro di molte rivolte, tanto che i suoi abitanti si conquistarono presto la fama di popolo ribelle e sovversivo. Il popolo chiedeva per lo più “pane e lavoro” e protestava, soprattutto, per l’aggravarsi della disoccupazione di molti braccianti a causa della crisi economica. Il mito del popolo ribelle non tardò a radicarsi anche tra gli stessi abitanti dell’Oltretorrente che vantavano orgogliosamente il loro essere antagonisti e alternativi alla borghesia. Eventi come le Barricate antifasciste del 1922 nutrirono ulteriormente questo mito.

Anche il governo Mussolini dovette confrontarsi con il problema della Parma vecchia. In seguito alle Barricate del 1922 si era affermata l’identità antifascista dell’Oltretorrente e i militari in camicia nera potevano entrare in alcuni borghi solo in gruppo e ben armati. Con le leggi eccezionali del 1925-1926, però, anche a Parma il movimento antifascista venne debellato e i dirigenti più attivi e conosciuti, come Guido Picelli, furono arrestati. Evidentemente la repressione non bastava, poiché il problema non erano pochi attaccabrighe ma bensì, un intero quartiere contrario al fascismo.

L’obiettivo del regime diventò presto quello di “bonificare l’Oltretorrente”, attraverso opere di risanamento. Al contempo si cercava di costruire un consenso generale e un controllo delle zone urbane più ostili. I borghi Cappucini, Carra, dei Salici, dei Minelli e San Basilide erano i principali da abbattere. Queste zone erano le più povere dell’Oltretorrente ed erano state teatro di tumulti e disordini. Il piano di risanamento prevedeva l’abolizione di oltre 300 case e la costruzione di strade e nuovi fabbricati.

Tra il 1928 e il 1929, le pratiche di esproprio degli edifici erano state in gran parte portate avanti, nonostante l’opposizione degli abitanti e nei due anni successivi iniziò l’abbattimento delle prime case. Alcune famiglie sfrattate vennero sistemate in alcuni caseggiati o nelle palazzine, altre avrebbero dovuto abbandonare la città, le persone più misere infine, furono accolte in ricoveri comunali.

Questo risanamento aveva una natura edilizia, ma, soprattutto, politica e morale: “Disperdere il sovversivo popolo dei borghi per averne il controllo”. Quello che aveva in mente il fascismo era l’idea di creare un’altra città, rompere l’idea delle due fazioni distinte e contrapposte. La dittatura necessitava di pace sociale e di appianare i conflitti interni che avrebbero potuto mettere in crisi il regime.

Dal web

Nelle aree rase al suolo sorsero per lo più caseggiati ultrapopolari volutamente scomodi e al di fuori del centro urbano, i Capannoni appunto, destinati ad accogliere le famiglie sfrattate. Coerentemente al progetto di rendere la città un unico corpo senza divisioni, in Parma nuova vennero trasferiti uffici e servizi per le classi che prima abitavano l’Oltretorrente.

Per gli abitanti dei borghi lo sventramento dell’Oltretorrente fu una ferita difficile da rimarginare, mentre per i fascisti e per i borghesi rappresentò una vera e propria conquista, celebrata dal “piccone risanatore”: un’opera che doveva celebrare l’abbattimento dei borghi.

Quelli che avrebbero dovuto essere alloggi temporanei ben presto divennero definitivi. Gli ultimi Capannoni vennero demoliti degli anni ’70 e negli anni ’80 vennero edificati i Peep, le case popolari, di via Sidoli. Ma ben presto anche quel concetto di destinazione edilizia esclusivamente popolare, venne superata in un tentativo di rendere Parma una città più equa e solidale. Quello che resta da questa importante storia della città è tuttavia una importante lezione, per non commettere più l’errore di strategie discriminatorie e marginalizzazione delle povertà.


Per concludere questo post storico, direi che “toccare con mano” quello che la mia città un tempo fu, mi ha fatto un certo effetto… Seppur conoscessi la sua storia, non avevo mai visto tali immagini né dei Capannoni e tanto meno della miseria che vi ha regnato, leggere i pannelli affissi con tutta la storia che vi ho sopra riportato, vedere le fotografie di quella parte della  città che oggi come oggi  è davvero irriconoscibile e imparagonabile, per me è stata un’emozione forte.

Storia e immagini reperite da qui

25 pensieri riguardo “Parma dopo la grande guerra…

    1. Si cara Paola, tra la storia e la mostra è davvero tutto affascinante da un certo punto di vista e oserei dire, anche piuttosto sconvolgente per chi come me di Parma ne ha sempre soltanto apprezzato la bellezza e tutta la sua storia più “in”. Buon pomeriggio e grazie del tuo passaggio 😘

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    1. …come sempre le tue affermazioni sono sempre più che mai azzeccate, come delresto in questo caso 😊 Conoscendoti per 1uel poco chebt8 conosco, credo che la mostra ti piacerebbe parecchio!!! Grazie per il tuo passaggio e buon pomeriggio 😉

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    1. Grazie Luisa 🙏🏻🌷 Personalmente la storia la conoscevo perchè è logico che sia così essendo ka m7a città, però devo dirti che mi ha fatto un certo effetto vederla raccontata anche in fotografia 😌. Un abbraccio 🥰

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  1. Un articolo molto interessante sulla storia della città nei secoli scorsi, tutto il rimaneggiamento dei borghi che da due è divenuta la città bella ed elegante che è oggi. La storia del fascismo che ha avuto il compito importante di riunirla, seppur nelle sue peculiari diversità. Un bel lavoro il tuo, cara Giusy che ho molto apprezzato. Buona domenica sera, Grazia!🌹🌹🌹

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