Per i consueti saluti del venerdì, oggi ho scelto uno stralcio dal libro “Kafka sulla spiaggia” di Haruki Murakami, seguito dalla mia modestissima interpretazione.

Qualche volta il destino assomiglia a una tempesta di sabbia che muta incessantemente la direzione del percorso. Per evitarlo cambi l’andatura. E il vento cambia andatura, per seguirti meglio. Tu allora cambi di nuovo, e subito di nuovo il vento cambia per adattarsi al tuo passo. Questo si ripete infinite volte, come una danza sinistra con il dio della morte prima dell’alba. Perché quel vento non è qualcosa che è arrivato da lontano, indipendente da te. È qualcosa che hai dentro. Quel vento sei tu. Perciò l’unica cosa che puoi fare è entrarci, in quel vento, camminando dritto, e chiudendo forte gli occhi per non far entrare la sabbia.
A volte la vita ci sorprende con tempeste che sembrano arrivare da fuori, improvvise e ingestibili. Ma Haruki Murakami, in uno dei passaggi più intensi di Kafka sulla spiaggia, ci ricorda qualcosa di scomodo e liberatorio allo stesso tempo: quella tempesta siamo noi. È fatta dei nostri conflitti, delle paure che evitiamo, delle domande che rimandiamo.
Possiamo provare a scappare, cambiare direzione, rallentare. Ma il vento ci segue, perché nasce dentro di noi. L’unica strada è attraversarlo. Entrarci dritti, anche se confonde, anche se fa male. Perché dall’altra parte non saremo più gli stessi: qualcosa si sarà purificato, qualcosa avrà trovato finalmente spazio per cambiare.
È questo, forse, il cuore della resilienza. Non la forza di resistere a tutto, ma il coraggio di lasciarsi trasformare. Le crisi non sono parentesi da evitare, ma passaggi che ci rivelano. E ogni volta che ne usciamo, un pezzo di noi diventa più vero.
Un sereno fine settimana a tutti. by Giusy


Lascia un commento